A

A -- Questa lettera sta a capo dell'alfabeto di quasi tutte le lingue antiche e moderne e confronta con l'ALPHA de'Greci, che trae la forma e il nome dall'ALEPH dei Fenici e degli Ebrei rispondete al l'ELIPH degli Arabi, OLAPH dei Siriaci. Però queste ultime lettere non hanno una identità fonetica colla nostra A e vuolsi anzi che l'Aleph non sia né consonante, come alcuni dotti pretendono, né vocale; ma corrisponda a quello che i grammatici chiamano spirito dolce. I Fenici per comporre il loro alfabeto scelsero le figure che servivano a rappresentare gli oggetti, che più di frequente si offrivano alla vista di tutti e che più facilmente potevano essere riconosciuti, esprimendo poi il suono con la lettera, che dava principio al nome del l'oggetto. E di tal modo posero in prima linea il toro o bove, come quello che conduce l'armento, poi la tenda o casa (BETH) del pastore, indi il cammello (GHIMEL) che era il loro veicolo attraverso al deserto, ecc. ALEPH (o meglio il suo plurale ALAPHIM vale infatti bue, vitello e figuratamente capo, guida, principe, e come lettera era rappresentato da una testa di bove munita delle sue corna, così disegnata . I Greci e i Latini la capovolsero , ovvero la inchinarono da un lato leggermente arrotondata.

Fra gli idiomi indo-europei l'italiano e lo spagnuolo sono quelli, ne' quali suono dell' A sia più grequentemente conservato; ma di tutte le lingue della famiglia, quella che più ne abbonda è la sanscrita. Tutte le consonanti sanscrite da sole si appoggiano al suono dell'A, il quale vi domina talmente, che una grandissima quantità di vocaboli non contiene altra vocale; di maniera che può affermarsi, che questa costituisca la nota armonica di tutta la lingua.

a -- Nelle voci provenienti dal greco idioma è particella prefissa, che risponde bene spesso alla latina IN e può essere o privativa o negative, onde il vocabolo composto esprime il difetto, o il peggioramento, o il contrario di quello che ridonda dal vocabolo semplice, come in A-CÈFALO (senza testa); ovvero è prostetica, o intensiva, aggiungendo qualche cosa all'armonia del vocabolo semplice o accrescendone la forza.


Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana
di Ottorino Pianigiani con prefazione di F. L. Pullè
Roma-Milano
Società Editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati e C.
1907

Rutgers University Libraries
PC1580.P581Vo v.1

A. Nelle particelle avverbiali dove si ripete la parola stessa, si ripete anche la preposizione a. Così A poco a poco; A mano a mano (e inesattamente ammano ammano); A passo a passo; A corpo a corpo: A due a due, ec.; non Poco a poco; Passo a passo, ec.; chè sarebbe modo francese: Pas à pas; Peu à peu, ec. - Passo passo, tolte le preposizioni, si dice quando s'indica il modo di camminare; ma, volendo accennare progressione graduale, bisogna metterla: Andando passo passo. (cioè: lentamente), arrivarono la sera - Conosco il paese a passo a passo.

§ I. La relazione di parentela, di discendenza, è retta dalla preposizione di, non dalla preposizione a: onde Moglie di Pietro, Figlio di Giuseppe, Nipote di Alberto. Oggi in cattivo francese usano a, e dicono Moglie a Pietro; Figlio a Gino, ec.: eppure certi messeri che si affibbiano la giornea, dovrebbero rammentare quel verso di Dante che dice:

Nipote di Gostanza Imperadrice.

E qui è necessità che aggiunga, come non senza un perchè, fra mille esempii, che avrei potuto addurre, scelsi e posi questo di Dante: volli con esso avvertire che un altro esempio non faceva al caso nostro: ma si, fui proprio inteso! Perocchè alcuno osservò: "Dante disse Si che vostr' arte a Dio quasi è nepote: dunque Dante francesizza." Se Dante francesizzi, o no, qui non è luogo di vederlo; ma egli è certo che questo esempio non fa al caso nostro, se si pon mente all'intero passo, cominciando dal verso Filosofia, mi disse, a chi l'intende, e poi si viene al verso Si che vostr'arte ec., che è la conchiusione del ragionamento. Dal quale si pare che Dante disse (secondo spiega il Bianchi) che "come natura, procede dall'intelleto e magistero divino: ossia dall'idea eterna di Dio e del suo operare"; cosi "l'arte nostra procede dalla natura" e s'innalza a Dio. Dunque Dante qui non descrisse relazione di parentela, o di discendenza solamente, ma quella, che è la principale, di moto; e però e' non poteva scriver diversamente da quello che scrisse; non tralasciando di notare, che quasi è avv. di similitudine, e vuol il suo compimento con a. Anche il Caro:

Onde è simile a Dio la nostra mente,

Ma quando a Dante occorse di accennare la sola relazione di discendenza e di parentela, disse Quel giusto gigliuol d'Anchise; Di Silvio lo parente; Per esser fi'di Pietro Bernardone; La figlia di Minoi, e altri e altri esempii che qui non sto a riportare; ma non vo' tacere quello che dice:

Nipote fu della bella Gualdrada,

col quale si accenna alla sola parentela.

E vo'ancora aggiungere, che un esempio continuo della preposizione di, nell'indicare la relazione di parentela o di descendenza, l'abbiamo nell'uso giornaliero, dicendosi: Giovanni di Carlo Mazzolini - Antonio di Domenico Platano - Cesira di Ernesto Fantappiè. Che più? i nostri vecchi per indicare la relazione di parentela dicevano sempre, v. g. Antonio che fu figliuolo di Giovanni Baldi - Maria che fu moglie di Atanasio Teti - Giulio che fu fratello di Paolo Quaratesi. Come si vede la prep. a non fu mai usata nel caso nostro, salvo qualche esempio moderno. Per altro chi voglia assicurarsi vie meglio dell'avvertimento posto in principio di questo paragrafo, riscontri le Letter logiche dell'Ab. Severino Fabriani, ec. Modena, 1857, pag. 301, § III, e si persuaderà.

La relazione però di unione tra marito e moglie, essendo quella di compagnia, si rappresenta dalla preposizione con e non dalla, preposizione a. Sicchè rettamente si dirà: Donna maritata con un cattivo soggetto - La Luisa si maritò con un giovane per bene - Quel vecchio si sposò con una giovanetta; e non a un cattivo soggetto; a un giovane per bene; a una giovanetta.

§ II. A per dinotare l'uso o la proprietà di una cosa, come Avere una casa a sè, è modo francese, perchè la proprietà è determinata dalla preposizione di -- Antonio ha una casa di suo; oppure da sè, in quanto si voglia indicare che non dipende da altri, ovvero che ne ha l'uso.

§ III. Alcuni usano malamente la preposizione A con que' verbi che non la comportano, come: La sua bravura consiste a far de' salti; il proprio è: Consiste, o meglio Sta, nel fare, ec.

§ IV. Altro modo falso e francese è quello di usare la preposizione articolata al, o alla là, dove si dee significare il modo, o l'instrumento, o di che la tal cosa è composta. E quindi errore il dire: Minestra all'erbe - Sorbetto o Crema alla vainiglia - Maccheroni al sugo e simili, invece di Minestra d'erbe - Macheroni sul o col sugo di stracotto - Sorbetto o Crema coll'odor di vainiglia, ec.

Ed è pure errore il dire: Disegno all'acquarello - Ritratto alla matita - si dice meglio Disegno d'acquarello - Ritratto a matita - Sonò la sinfonia della Semiramide a perfezione, e non alla perfezione.

E male ancora è il dire Duello alla sciabola, Duello alla pistola, ma si dee dire Duello con la sciabola, con la pistola, perchè il mezzo con cui si fa una cosa si denota con la preposizione con.

§ V. E quando è posto tra due nomi numerali, come scorta dall'uno all'altro, non si dee tacere la particella che segna la corrispondente partenza; onde non si dirà: Mille a mille e cento franchi; Venti a trenta miglia, ma Da venti a trenta; Da mille a mille e cento.

§ VI. E anche per questa ragione, per denotare il cominciamento o la partenza si dee usare Da e non A; onde Da capo, e non A capo - Punto e da capo - Si cominci da capo.

§ VII. Molti scrivono e dicono: Voce al plurale fa voci; meglio si direbbe e scriverebbe Nel plurale o In plurale, perchè al è caso di direzione e in di stato. -- Su' cartelli delle botteghe si legge Alla Vila di Lione, Alla Villa di Napoli, ec., voltando in italiano il francese A la Ville de Lyon, A la Ville de Naples. Noi si ha a dire e scrivere, se si vuole scrivere e dir bene: La Città di Lione - La Città di Napoli, perchè il titolo va in caso retto, quasi si dica Questa bottega si chiama La Città di Napoli, Il Caffè L' Elvetico ec.

§ VIII. Poichè il luogo è determinato dalla preposizione in, dirai Fritto in o nella padella; Arrosto in gratella. Ma, poverina te, o Gratella! La lingua nuova ha mandato anche te a carte quarantotto! Chi ti nomina più? A mala pena qualche vecchio barbogio. I nuovi italiani mangian La costola, La bistecca a'ferri, non più in gratella! E cosi per costoro gli spaghetti sono Al burro o Col pomodoro; le Ova sono Alla cocca, e non A bere, et sic de coeteris.

§ IX. Finalmente quando con la peposizione articolata. Alla ci vuole accennare imitazione, maniera, usanza, essa, (come notò il valente cav. Veratti negli Studj Filologici, Strenna del 1880) "non dovrebbe preporsi che ad aggettivi. Quindi le locuzioni oggi comunissime, per esempio: Parrucca alla Luigi XIV - Persecuzione alla Bismark, non hanno alcun buono esempio, ed hanno all'opposto gli exempii de' nomi trasformati in aggettivi prima di esser messi a comporre i modi; come Alla carlona, alla bernesca, Alla dantesca. Nè si sarebbe udito mai Poesia alla Berni, o Canzone alla Petrarca, ec. Tal vezzo è tutto francese, e pigliò voga fra noi alla discesa de' repubblicani francesi colle mode de' farsetti all' umanità, de' cappellini alla Pamela, della chioma raccorcia alla guigliottina. E tale andazzo straniero cosi satireggiava Giovita Scalvini scrivendo:

A la Brutus, risponde
Con gallico idioma il zerbin vuoto.
A la Brutus, grida il vil servo, e a lui
Fan eco le muraglie, e d'ogni intorno
A la Brutus ripetere si sente.

Noi sottoscriviamo alla giusta osservazione del cav. Veratti, e solamente, per maggiore schiarimento a' dubbiosi, aggiungiamo, che il pieno della locuzione sarebbe, a mo' d'esempio, questo qui: Il tale scrive poesie alla maniera bernesca. - Il notajo porta un vestito all'usanza contadinesca; ma, elidendo maniera ed usanza, resta la preposizione articolata e l'aggettivo. Che se mai si dicesse Alla Berni, alla contadina, varrebbe Alla maniera Berni, Alla usanza contadina, bella e buona grammaticatura, perchè un nome non attribuisce qualità ad un altro nome. Ma si può però ben adoperare Alla maniera del Berni, All'usanza dei contadini; anzi talvolta così, e non altrimenti, va fatto come: Parato alla foggia del secolo XV - Cappello all'usanza di Luigi XIV.

§ X. Dicono que' signori che della proprietà del linguaggio s' infischiano: All'anno, al mese, al giorno. P. es: Antonio ha una rendita di un cinquanta mila lire all'anno - Con tre lire al giorno come si può vivere? - La paga di 200 lire al mese. Se vuoi respettare i diritti della mentovata povera signora, dirai l'anno, il mese, il giorno, cioè per ciascun anno, pr ogni mese ec. Sappiamo gli esempii in contrario, ma noi indichiamo il meglio.


Lessico dell'Infima e Corrotta Italianità
compilato da P. Fanfani e C. Arlía
Quarta Edizione con Supplemento
Premiata Casa Editrice di Libri di Educazione e d' Istruzione
Paolo Carrara
Milano
1898
Rutgers University Libraries
PC1460.F211L

A. Il volgo fiorentino, e buona parte de' contadini toscani, usano questa lettera scambio della E in certe voci, come Abrèo per Ebrèo, Armellino per Ermellino, Sènaca per Sèneca, ed altre assai. I Senesi poi la pongono invece della E in tuti gli infiniti de' verbi della seconda conjugazione, e in alcuni tempi de' verbi medesimi, come pure in parecchie voci; per es.: Èssare, Rómpare, Crédare, Condúciare, Romparò, Credarebbe, Pòvaro, Lèttara, invece di Essere, Rompere, Credere, ec., notando che mai non ci cade l' accento. -- Gli Aretini per contrario, invece della lettera A, pongono la E in tuti gli infiniti de' verbi della prima conjugazione, ed in quasi tutte le voci nella quali l' accento batterebbe sulla detta A; ma la loro E non è schietta, ed è come un misto di A e di E. Esempj: Amære, Ascoltære, Donæto, Pantæno, e così in infinito. Ma queste cose vedrannosi più largamente alla rubrica PRONUNZIA.

Gli Aretini spessissimo, e non raramente anche gli altri popoli toscani, aggiungono la lettera A innanzi ad alcuni verbi; ed allora generalmente si raddoppia o si rafforza la consonante colla quale essi verbi incominciano, facendosi da Ricordare Arricordare, da Pensare, Appensare, da Sapere, Assapere, da Cambiare, Accambiare; e aggiungonla anche ad altre voci, come Annojoso per Nojoso, Abbisogno per Bisogno, Abbenchè per Benchè: con questo che gli Aretini in certi verbi comincianti per la sillaba ri, aggiungendovi l' A, sputano, nel pronunziargli, la I; per esempio: Arcordarsi per Arricordarsi.

Voltando carta per altro, si vede che i diversi popoli tolgono via questa lettera dinanzi a molte voci come Strologo per Astrologo, Sciugare e Sciugatojo per Asciugare e Asciugatojo et sic de cæteris.

Quando la lettera A va unita con l' articolo mascolino il, dove gli altri popoli ne fanno una sola voce, che è Al, i Fiorentini e que' del contado pronunziano tutte e due le particelle spiccate cosi A il; salvo che, nell' unirlo con la voce del suo nome, la letter l dell' articolo va via, e si raddoppia invece la consonante onde comincia esso nome; per es.: A il caldo diventa A ic caldo. Vedi ARTICOLI.

In certi casi, che l' A è preposizione schietta, se essa si trova accanto ad altra voce o incominciante o terminante per A, il popolo la sputa, perchè gli orecchi toscani non vogliono strascicature e mali suoni; e scambio di dire Andò a albergo, o S' ha a ire a Prato, dicono Andò albergo, S' ha ire a Prato.

L'A si usa in un significato, dirò così, congetturale nei modi Al vedere e Al sentire. Ecco in che guisa: Quando altri, o dalle parole o dagli atti di alcuno, congettura che debba procedere così o così, lo significa in questo modo: Al vedere, oppure al sentire, quella bestia vuol fare questa bella castroneria; cioè: Per quanto posso indovinare dal suo modo di parlare e di operare. Si usa anche scusso scusso: per esempio uno dirà maravigliato: Ma come! quel nostro debitore non vuol pagarci; e l' altro risponde; Al vedere! -- Così dicesi: Al vestito mi sembra un signore ec.

Spesso la preposizione A il popolo, d' accordo con gli scrittori, la tralascia innanzi ad alcuni nomi. Per es.: Ogni boccone ch' io mangio, cedo di dovere affogare: Ogni passo incontro un di que' brutti musi. Come il Segneri scrisse, Pred. 32, § 10: Ogni poco vo a rivederlo; e l' Ariosto, Orl. fur. 43, 161: Ogni modo io morrò.

Il popolo, d' accordo parimente con gli scrittori, usa A e Al, per Da e Dal, ossia, per cosi dire, il dativo per l' ablativo agente: Te la fai da te la barba? -- No, me la fo farè al barbiere. -- Lo usa pure come preposizione accennante prossimità: Il ponte alla Badia -- Il ponte a Santa Trinita.

Dall' A alla Z. Dal principio al fine senza nulla tralasciare.


Vocabolario dell'uso toscano
compilato da Pietro Fanfani
1863

Rutgers University Libraries
PC1625.F325 1976 v.1

A - 1a lett. dell'alfab. -- Prep. sempl., innanzi a vocale ad --forma le prep. articolate al, allo, alla, ai, agli, alle.


Vocabolario Analogico della Lingua Italiana per le Scuole e per le Famiglie
Gius. Crescenti-Desiati
Firenze
R. Bemporad & Figlio, Editori
[1920]

Rutgers University Libraries
PC1630.C919V

Omnipædia Polyglotta
Francisco López Rodríguez
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