àbaco o àbbaco latino classico ÀBACUS, dal greco ÀBAX, genitivo ÀBAKOS, il quale a sua volta sembra ad alcuno in una cotal relazione col copto PAGHE asse, tabola, cangiato il suono sordo e il sonoro P e G nei corrispondenti B K, e premessa A che può essere o l'articolo indeterminato coptico, ovvero semplicemente pleonastico. Significò generalmente Tavoletta piana e tettangolare, ed in specie si applicò a quella adoperata dagli antichi per far calcoli aritmetici, mediante spilloni amovibili o piccoli sassolini (latino classico calculi), che rappresentavano le unità e le diecine; ovvero sparse di polvere servivano per disegnarvi la figura dei numeri. Così del pari venne appellata dai Romani una Credenza composta di una tavola inferiore e destinata ad esporvi l'argenteria, ed anche quella Tavoletta quadra che gli antichi costruttori collocavano in cima alle loro colonne di legno, onde la trave che sosteneva il tetto poggiasse sopra una superficie larga e piana, e che, secondo Vitruvio, fu il primo passo alla formazione di un capitello architettonico. Ora questa voce è rimasta ad esprimere più che altro: il Libretto dove s'impara a computare, ed anche; l'Arte di fare i conti (greco abàkion).
Deriv. Abbacàre; Abbachière; Abbachísta; Abbacónea..
Àbbaco - aritmetica rudimentale pei bambini.