Prof. VITTORIO TURRI
del R. Liceo Umberto I di Roma




Dizionario Storico Manuale

DELLA

Letteratura Italiana

(1000 - 1900)

Compilato ad uso delle Persone colte e delle Scuole



1900
DITTA G. B. PARAVIA E COMP.
(Figli di I. Vigliardi-Paravia)
TORINO ROMA-MILANO-FIRENZE-NAPOLI





PROPRIETÀ LETTERARIA



Torino - Stamperia Reale di G. B. Paravia e Comp.
682-1899 (M) 31-III-1900.







Al Lettore


Il titolo del libro mal risponde forse ai modesti intendimenti che io ebbi nel compilarlo. Io mi sono proposto di raccogliere in un solo volume--breve di mole, agevole di prezzo, conciso e chiaro nell'esposizione e nella forma--le notizie più utili intorno alla fortuna, alle vicende, alle manifestazioni della nostra letteratura, intorno alla vita e all'opera degli scrittori italiani, segnatamente di quelli, ai quali, con maggior cura di studî e di indagini, s'è rivolta la critica degli anni più recenti: e di indicare insieme quali publicazioni possano consultarsi, con maggior vantaggio, non pure dai giovani delle nostre scuole, ma da quanti interrompono occupazioni e consuetudini diverse della vita, per dedicare qualche ora allo studio delle lettere. Perciò, ricordáti in poche pagine, i periodi, nei quali, con distinzioni arbitrarie ma non inutili, suol essere divisa la storia della letteratura italiana, riassumo, più ampiamente, la vita e l'opera dei maggiori scrittori, più brevemente quella dei minori: dichiaro l'argomento, la genesi, la fortuna dei più notevoli documenti dell'arte italiana, della Commdia, del Canzoniere, del Decameron, del Morgante, dell Innamorato, del Furioso, della Gerusalemme, del Pastor fido, della Secchia, del Giorno, delle Tragedie alfieriane, dei Sepolcri, dei Promessi Sposi, ecc.: ripeto le origini e le vicende delle quattro grandi manifestazioni della poesia e del pensiero italiano, l'Epopea, la Drammatica, la Storiografia, la Novellistica: ricordo quei fenomeni, quelle tendenze, quei rivolgimenti letterarî, che si chiamano petrarchismo, umanesimo, secentismo, romanticismo, ecc.: e ache rapidamente accenno le forme metriche italiane e classiche, che secondarono -- come la canzone, il sonetto, la ballata antica e moderna, il ditirambo, come gli esperimenti del Tolomei, del Chiabrera, del Carducci -- espressioni e manifestazioni nuove della lirica italiana. Ricordo inoltre alcuni documenti delle letterature straniere, che ebbero sulla nostra -- come il Romanzo della Rosa e la Canzone d'Orlando -- una notevole efficacia. In un Indice riassuntivo, posto a principio del volume, raccolgo quanto questo contiene e, con più precisa esattezza, ripeto la cronologia degli scrittori e il luogo ove nacquero: nell'Appendice riassumo le principali indicazioni bibliografiche, riparando anche a qualche dimenticanza.

È inutile avvertire che per questa compilazione mi son giovato di quei libri che -- come i Manuali del Torraca, del Casini, dell D'Ancona e del Bacci, del Mestica, come le Tavole del Finzi e del Valmaggi -- sono più ricchi di notizie biografiche e bibliografiche, senza dimenticare le più recenti publicazioni.

Veggo da me quanto sia manchevole l'opera mia, che vorrei fosse considerata come un primo esperimento: veggo quali altri scrittori avrei dovuto accogliere, quali omettere: dove essere più conciso, dove più preciso. E sento che dovró all'indulgenza ed alla bontà dei colleghi e dei lettori, se potrò compiere quello che io reputo un impegno d'onore per chi compíla tali libri di divulgazione: il riveder cioè attentamente ogni data, ogni nome, ogni giudizio, per rendere cosi il libro migliore e degno di stare accanto a tanti altri che si leggono, con gran profitto, dai giovani delle nostre scuole e dalle persone colte.

Roma, decembre 1899.

V. T.




INDICE RIASSUNTIVO

N.B. -- Questo Indice raccoglie, con più precisa esatteza, la cronologia, i nomi degli scrittori e della loro patria. Ove la data della nascita e della morte d'uno scrittore sia molto incerta o non molto importante, è ricordato soltanto il secolo. L'asterisco significa che la data o il luogo sono probabili. L'a richiama a una brevissima Appendice.

Lingua italiana(Origini),pag. 188-9.
Lingua italiana(Controversia),pag. 189-93.

Origini (1000-1276).
Periodo toscano (1276-1375).
Rinascimento (1375-1494).
Periodo nazionale (1494-1595).
Decadimento (1595-1744).
Rinnovamento (1744-1873).
Periodo contemporaneo (1873-1900).

Letteratura italiana (Storiografia), 186-8.

A
Accademia 1.
Accademia Platonica (sec. XV), 1, 2.
Accademia Romana (sec. XV), 2.
Accademia Pontaniana (sec. XV), 2.
Accademia degli Orti Oricellarî (sec. XVI), 2, 3.



DIZIONARIO STORICO

DELLA

Letteratura Italiana




A

Accademia: con questo nome dell'antico ginnasio ateniese, posto sulle rive del Cefiso e dedicato ad Academo, ove insegnarono Platone e i seguaci di lui, furono chiamati, sin dal secolo decimoquinto, e prima in Italia che altrove, moltissimi sodalizî di eruditi, di letterati, di scienziati, di artisti.

Alcuni di essi sorsero col fine, non sempre conseguito: di promuovere il culto della lingua e della letteratura nazionale o gli studî della civiltà greca e romana: di propugnare nuove dottrine letterarie ed artistiche: di combattere innovazioni o indirizzi d'arte reputati dannosi e inopportuni: di diffondere invenzioni, scoperte scientifiche e risultati di operose ricerche. Altri, germogliati in gran numero in periodi di decadimento, raccoglievano a dispute oziose, a inutili ed infeconde gare, di parole, scrittori e letterati, nei quali allo scarsissimo valore intellettuale s'accompagnava la vanità goffamente puerile e ambiziosa. Troppo spazio bisognerebbe per ricordare tutte le accademie italiane: molti nomi di queste ricorreranno più volte nei cenni dedicati ai varii periodi della letteratura nostra e alle vite degli scrittori: diremo qui soltanto e rapidamente l'origine e la storia delle principali e più note tra esse, di quelle, cioè, che più largamente parteciparono al movimento del pensiero e della cultura italiana.

Accademia Platonica: tra il vivo fervore degli studi classici e tra le ardenti dispute intorno a Platone e ad Aristotele, sorse questa Accademia, che trasse origine dalla scuola instituita a Firenze dall'erudito greco Giorgio Gemisto Pletóne, deputato al Concilio (v. Gemisto). Eloquente oratore, polemista infaticabile, egli procurò la vittoria e la supremazia delle dottrine platoniche sulle aristoteliche, e seppe destare tanto entusiasmo in Cosimo de'Medici, uno fra i suoi più assidui e più ammirati ascoltatori, da indurlo a instituire un'Accademia, che diffondesse il pensiero e lo studio del filosofo greco. Il Gemisto abbandonò l'Italia nel 1441; e a dirigere l'Accademia fu da Cosimo chiamato Marsilio Ficino (v. Ficino), d'ingegno agile, robusto e studiosissimo di Platone. Con lui toccò l'Accademia il suo più alto grado di splendore: eruditi, poeti, artisti convenivano frequenti alle varie dispute, ai geniali convegni, tenuti nelle case di Cosimo o nei verdi boschi di Camaldoli o nella ridente villa di Careggi, dove nel tredici novembre di ogni anno soleva celebrarsi con solenni banchetti il presunto giorno della nascita e della morte di Platone: al levar delle mense sontuose, la sorte designava a ciascuno dei convitati la illustrazione d'uno dei dialoghi platonici più celebrati. Cosimo instituì l'Accademia. Piero e il Magnifico le furono larghi di cure e di aiuti amorevoli: si ricordano, tra i membri più illustri: Cristofaro Landino, Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola, Benedetto Accolti, Angelo Poliziano. Morti Lorenzo de'Medici nel 1492, il Ficino nel 1499, l'Accademia si spense; ma l'efficacia del suo esempio, l'impulso dato agli studi del pensiero e della civiltà antica furono lunghi e durevoli.

Accademia Romana: instituita in Roma, quasi nello stesso tempo della platonica, da un fratello naturale di Roberto Sanseverino, principe di Salerno, che aveva tramutato il propio nome in quello di Giulio Pomponio Leto (vedi Leto) intese a promuovere sopra tutto il culto dell'antichità classica in ogni sua manifestazione, ma ebbe carattere piuttosto letterario che filosofico. Racolse attorno a sè dotti ed eruditi di ogni parte d'Italia: oltre al fondatore P. Leto, ricordiamo Bartolomeo Sacchi da Piadena (detta perciò il Platina) e Giovanni Antonio da Capua. Incolpata di tramare congiure contro il pontefice e contro la chiesa, di seguire riti pagani, di contribuire alla diffusione dell'eresia, sopportò fiere persecuzioni da Paolo II, che ordinò s'imprigionassero i più illustri membri dell'Accademia. Liberati da ogni accusa, alla morte di Paolo II (1471), per l'opera assidua di Pomponio, l'Accademia risorse fiorente. Morti Pomponio e il Platina, l'Accademia perdette del suo carattere mistico e fantastico, mitigò il culto superstizioso ed esagerato dell'antichità e durò poi a lungo, promovendo feconde ricerche e operosi studi di archeologia.

Accademia Pontaniana: quel sodalizio di letterati e di eruditi, che solevano raccogliersi in Napoli nella biblioteca di re Alfonso d'Aragona, prima ancora che sorgessero le Accademie di Roma e di Firenze, per leggervi in comune e interpretarvi i classici antichi, s'intitolò Porticus Antoniana, quando Antonio Beccadelli, detto il Panormita (v. Beccadelli) ne diventò il capo e ne trasferì la sede nella via dei Tribunali, tutta fiancheggiata di portici, ove abitava l'erudito palermitano. Alle interpretazioni sottili dei classici si alternavano vivaci dispute letterarie, che la fine ironia e l'eloquente parola del Beccadelli conservavano animate e argute. Morto nel 1471 il Panormita, lo sostituì nel governo del Porticus un alunno di lui, frequentatore assiduo e disiderato di quel sodalizio, dotto illustratore degli antichi, elegantissimo poeta latino, Giovanni Pontano; e da lui allora per la prima volta il Porticus si chiamò Accademia pontaniana. Questa, che contribuì efficacemente alla diffusione della cultura classica, decadde dopo la morte del Pontano, e, rifiorita con Jacopo Sannazaro e con Scipione Capece, si disciolse verso la metà del secolo decimosesto, per risorgere, con mutato indirizzo, durante il regno di Gioachino Murat.

Accademia degli Orti Oricellarî: Bernardo Rucellai (lat. Oricellarius) il ricco e potente cittadino di Firenze, aveva edificato, sulla fine del secolo decimoquinto, in via della Scala, un palazzo sontuoso, che fu per lungo tempo geniale e cercato ritrovo a letterati e ad artisti. Poco frequentati nel primo e agitato decennio del secolo decimosesto, quel palazzo e i giardini che lo cingevano, ornati di piante rarissime, diventarono sede di periodiche e regolari adunanze solo allorquando se ne fece iniziatore Cosimino Rucellai, figlio di Cosimo e nipote di Bernardo, che, costretto da una grave infermità a rimanere immobile in casa, era nell'ospitalità liberale e magnifico, e sapeva congiungere alla versatilità dell'ingegno la squisità amabilità del carattere. Attorno a luis s'affollavano uomini illustri nelle lettere, nelle arti, nella politica, non pure di Firenze, ma d'ogni parte d'Italia. Furono frequentatori assidui degli Orti Zanobi Buondelmonti, Luigi Alamanni, l'autore de La Coltivazione, G. B. della Palla, Iacopo Nardi, Filippo de' Nerli. Leon X intervenne a una solenne adunanza nella quale fu, in onor suo, rappresentaba la Rosmunda del Rucellai: e ai convegni geniali degli Orti partecipò più tardi anche il Machiavelli, che vi finse tenuti i dialoghi dell'Arte della guerra. Scoperta nel 1522 la congiura ordita contro i Medici, non negli Orti, ma da alcuni che a quel sodalizio appartenevano, esso fu disciolto.

Gli Orti Oricellarî non continuarono nè rinnovarono, come a torto fu detto, l'Accademia platonica, già morta col Ficino; i frequentatori di quelle adunanze erano scrittori, poeti, uomini politici, che, pur ammiratori dell'antichità, non proseguivano però le dispute, così ardenti nell'Accademia fiorentina, intorno alle dottrine di Aristotele e di Platone.

Il palazzo de' Rucellai, con una piccola parte degli Orti, fu di recente ceduto alla famiglia Ginori: le ricche collezzioni d'arte andarono disperse e in quei giardini, dove rogogliose e cortesi d'ombra crescevano le piante, s'alternano ora case e villini.


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Ditta G. B. Paravia E. Comp.
Torino Roma-Milno-Firenze-Napoli

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